
L’altro giorno ho mandato un messaggio a una mia amica, in cui le dicevo una cosa come:
Se ci pensi, il tè e la corsa per me sono esattamente la stessa cosa – entrambe le azioni hanno lo stesso scopo, lo stesso risultato.
Ho parlato qualche volta della corsa in passato. Di come per me non sia semplicemente correre, ma qualcosa di diverso, un modo di vedere la mia vita da una prospettiva che non avevo mai considerato. Non ho mai scritto però della mia fissa, nata negli anni post-pandemia, per il tè.
Ho collegato le due cose solamente qualche giorno fa, senza avere ben chiaro all’inizio cosa stessi dicendo: mi ci è voluto qualche giorno per capire che il tè e la corsa nella mia vita svolgono la stessa identica funzione, che è quella di riportarmi coi piedi per terra ogni volta che mi sembra di volare via – e, credetemi, succede spesso.

Lasciatemi spiegare meglio: per prima cosa, non sto parlando del tè in bustina, messo in acqua bollente, e bevuto coi biscotti. Niente da dire contro questa modalità, è semplicemente diversa da ciò che preferisco. Quando parlo di “bere il tè” mi riferisco alla mia variante personale del gong fu cha, che detto così sembra pretenzioso, ma non è altro che un modo di preparare il tè in modo coscienzioso, attento, dando importanza anche alle azioni che precedono il puro e semplice bere.
Detto ancora più semplicemente, funziona così: in un vassoio preparo un gaiwan o una piccola teiera e la tazzina da tè (o più tazzine e una piccola brocca per distribuire equamente il tè, se lo bevo in compagnia). Scelgo il tè, che può essere qualsiasi cosa (non entriamo nei dettagli delle differenti tipologie di teiere perché non è questo il punto). Metto le foglie di tè nel gaiwan, scaldo l’acqua, sciacquo le foglie scartando il primo infuso, e inizio a bere dal secondo in poi, preparando il tè nel gaiwan e versandolo nella tazzina dopo pochi secondi. Ripeto questi gesti per tre, quattro, cinque, dieci volte. Spesso scandisco le azioni durante tutto il giorno, fino a quando le foglie non hanno più alcun sapore.
Ogni tè ha una personalità diversa. Non è solo una questione di tipologia: le prime volte che assaggio un tè nuovo sperimento i tempi, la temperatura dell’acqua, assaggio e sento il sapore e l’odore. Come cambiano da un infuso all’altro. Come li percepisco diversamente a seconda del momento della giornata. È un processo attivo, che richiede attenzione e cura. Compio una serie di azioni ormai consolidate che mi permettono di prendere una boccata d’aria e fare qualcosa in compagnia di me stessa – anche quando sono con altri.
Esattamente come quando corro.

Entrambe sono azioni che si dilatano nel tempo. La corsa su lunghe distanze, il tè che occupa tutta la giornata. Entrambe sono azioni che richiedono consapevolezza. Ogni giorno scoprirò qualcosa di cui non ero a conoscenza. Non importa quante volte uscirò a correre la mattina: il mio corpo mi costringerà comunque a ritrovarmi, a sentire i dolori e la fatica. Non importa quante volte berrò lo stesso tè: il sapore acquisterà sfumature diverse, mi farà provare sensazioni anche contrastanti.
Quando corro sono da sola, e per tutto il tempo in cui sono via, la mia vita è fatta solo di passi che si susseguono, alternati dal respiro. La mia mente, che spesso vaga in modo irrazionale e disorganizzato, all’improvviso si concentra su qualcosa di piccolo, che acquista sempre più chiarezza. Rimetto in prospettiva le cose che mi preoccupano, spesso futili, per concentrarmi su altre cose più importanti. Considero cose alle quali non avevo pensato prima.
Mi rendo conto che il tè e la corsa sono due facce della stessa medaglia: assaporo il mondo che mi circonda, lo vedo veramente, si dipana di fronte a me in modi che possono anche non piacermi, ma sono lì e sono al di là di me. Per un attimo, riesco ad osservarli, e a rimettere tutto in prospettiva.


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